Intervista a Emanuele Blelè


Con un ritardo mostruoso pubblico l'intervista all'artista Emanuele Blelè il quale, spero, non mi ci abbia mandato nel frattempo...

D. Ciao Emanuele, grazie per aver accettato di fare quattro chiacchiere con noi! Vuoi preentarti ai notri lettori?
R. Grazie a te Jimi per l’opportunità di avermi concesso quest’intervista. Contentissimo di essere presente sul tuo blog. Gentilissimo.

D. Ti stai facendo conoscere grazie ad internet: che rapporto hai coi social?
R. Internet è pazzesco. E’ un gran bel modo di diffondere la propria arte, i propri stati d’animo. E’ un modo per potersi risentire con i vecchi amici e fare tante nuove conoscenze. Uso molto Facebook, mi sta dando veramente tanto e mi sta aiutando a diffondere un po’ la mia idea e la mia passione immensa per la musica.

D. Come giudichi questo mondo? E' futile, eccessivo, o forse ha il suo ruolo?
R. Ci sarebbero tantissime cose da dire, ma di sicuro è un luogo dove tutto può essere tutto. E’ futile ,eccessivo, distorto, grottesco, informativo ed è bello proprio per questo. Un po’ come le persone.
E’ un insieme di informazioni varie che possono aiutare così come possono buttarti giù in un attimo.

D. Con chi hai lavorato e con chi, invece, ti piacerebbe lavorare? Hai ricevuto proposte che ti hanno fatto sognare?
R. Per il mio primo singolo ho lavorato con Nino Velotti che mi ha aiutato con la base della canzone e col testo. Ultimamente mi sono esibito ai Teleratti 2013 di Rimini presentato da Davide Maggio e Selvaggia Lucarelli. Mi piacerebbe poter lavorare con Alessandro Antonaci. E’ un gran sognatore come me. Inoltre dovrebbero arrivare delle collaborazioni particolari e in più c’è qualcosa di grosso che bolle in pentola ma purtroppo debbo attendere.
Non sono il tipo da dire “ Ogni cosa a suo tempo “, perché tendo sempre a prenderle le cose piuttosto che aspettare ma per questa cosa bisogna starsene tranquilli e attendere. Vedremo...

D. Cosa ti manca nella tua vita privata? Ti piace la città in cui vivi, hai delle particolari passioni?
R. Momentaneamente non penso tanto alla mia vita privata o meglio non cerco nulla in particolare.
Ho diverse passioni come: la moda, il design d’interni e la pittura, ma la musica va oltre...

D. Consigli ad un giovane che vorrebbe "buttarsi" nella carneficina del mondo di oggi?
R. Semplicemente di esporsi liberamente, di vivere la propria vita così come si è. Di non sentirsi feriti se si riceve un “NO“, se si riceve un commento negativo al proprio lavoro, di lottare senza mai fermarsi.
Coraggiosi e fieri, sempre!


foto credit: © ® Teresa Manna

Il video di Emanuele Blelè The Lovegame:




Emanuele ci consiglia anche la bella intervista concessa al giornalista Vincenzo Patanè:

THE LOVEGAME
di Vincenzo Patanè

Un incontro con un volto nuovo della musica italiana: Emanuele Blelé, che con The Lovegame canta senza inibizioni l’amore omosessuale.   

Racconta qualcosa di te...
Sono napoletano, ho 26 anni e ho fatto studi artistici. In genere sono allegro ma ho un animo sensibile, sempre in conflitto con me stesso e con i miei pensieri discordanti. Sono ambizioso ma anche propenso a mettermi in gioco per raggiungere le mie mete, magari cercando di superare alcuni miei difetti, come l’indecisione o l’essere forse eccessivamente sognatore. 
Nutro diverse passioni, come il disegno, la pittura, la fotografia, l’interior design, la moda e la musica. 
Qual è l’espressione artistica in cui pensi di trovarti più a tuo agio?
Ho praticato danza latino-americane di coppia a livello agonistico, vincendo anche diversi premi nazionali, e poiché mi cimento anche nel canto credo che la musica sia ciò che racchiude più di ogni altro tutte le mie ambizioni. Il mio amore più sconfinato è comunque il mettermi in mostra,  facendo il modello fotografico (sono apparso anche su alcuni magazine) o sul palcoscenico, dove mi sento vivo e a mio completo agio. 
Com’è nata The Lovegame?
Ho immaginato un gioco d’amore in discoteca, dove si viene trasportati dalla musica e dai movimenti nel tunnel del piacere, e le dinamiche del corteggiamento omosessuale che accendono l’eros: sguardi, ammiccamenti, lo sfiorarsi maliziosamente... Ho dato l’input a Nino Velotti (il produttore musicale del duo Hueco), fornendogli le parole chiave. Così sono nati testi e musica, scritti ambedue a quattro mani.
Penso che la canzone sia molto orecchiabile e che il suo ritmo scandito sicuramente resti nella memoria. Racconta un atto sessuale tra due persone dello stesso sesso, perse in un vortice d’amore: “let’s play this lovegame, we are so hot and gay, please don’t stop, oh let’s dance in the love flame!”. Ma poi, attraverso metafore, va oltre: con “your like the rain in a desert life, I want your rain, I want your knife” sottolinea il bisogno di rigenerare la propria vita con una forte pioggia rinfrescante, ma anche il desiderio di possedere il frutto dell’amore della persona desiderata. E quando dice “oh please don’t leave me alone, my dark room is a sexy zone”, non parla ovviamente solo della solitudine… 
Inoltre, credo che la canzone sia una fiera affermazione dell’essere gay, che invita a vivere la proprie scelte senza vergogna (“Please don’t stop, go go hard, it’s not a shame!”). 
Lo stile musicale è prevalentemente pop-dance e new italo-disco, ma vi sono anche elementi di musica house anni ‘90, electroclash, wonky fino a Lady Gaga. Ma vi si possono ritrovare anche degli echi dei Pet Shop Boys e dei Bronski Beat...
Poi è venuto il video...
Il video – www.youtube.it/emanueleblele – per me è un completamento, una concretizzazione visiva della canzone che rende così  “palpabile” il mio pensiero, in maniera tale che non passi inosservato. Nel farlo, mi sono ispirato molto ai video anni ‘70 e ‘80.
Nel video l’evidente atmosfera camp è voluta?
Beh, mi sono evidentemente ispirato all’iconografia queer e in particolare a Freddie Mercury e al suo gusto dell’esagerazione, apposta per provocare. Per me comunque la cosa più importante è l’aver indossato dei tacchi. Mi piace giocare sul mio apparire androgino, nel modo di vestirmi e di mostrarmi; in fondo ognuno di noi ha una parte femminile quindi ...perché non tirarla fuori? I tacchi non hanno solo un valore estetico, ma mi fanno sentire più forte nell’affrontare la vita, li indosso per superare le mie incertezze e grazie a essi riesco ad acquistare una piena padronanza del palco.
Quali sono i tuoi idoli musicali?
Freddie Mercury, Elvis Presley e Britney Spears e soprattutto Lady Gaga: adoro il suo personaggio estroso, dark, lunatico, un po’ come me. La sua tenacia mi trasmette carica e grinta. 
Cosa ne pensi della musica italiana? Come mai solo raramente viene toccata la tematica gay?
In Italia abbiamo tanti talenti – come Renato Zero, Claudio Baglioni, Mina o Fiorella Mannoia – ma nonostante loro vedo la musica italiana chiusa in sé, in stretti confini. L’Italia è abitata prevalentemente da persone con una mentalità chiusa, che quindi hanno paura di affrontare tematiche di questo tipo. Per fortuna comunque ogni tanto qualcosa di bello c’è, come Il postino (amami uomo), una canzone d’amore in cui poco importa il sesso dei due soggetti menzionati, l’amore è amore e basta, non ci sono differenze. Ed è bello che Renzo Rubino sostenga che seguendo il proprio cuore si ottiene la felicità. 
I tuoi progetti?
Mi auguro di fare carriera come cantante, incontrando persone “giuste” che mi aiutino a emergere in Italia e all’estero (anche per questo ho scritto la canzone direttamente in inglese)... E poi mi piacerebbe incidere un CD tutto mio, anche per diffondere un messaggio di libertà e pace.