Jimi Paradise intervista Lucas Kazan



E' rimasto l'unico, di sicuro il più famoso, produttore di film per un pubblico gay (e non solo...) in Italia!


Da sempre le sua firma è caratterizzata da fisici scolpiti, ambientazioni idilliache e celebrative del paesaggio italiano. Grandi nomi sono passati sotto la sua cinepresa. Noi del JHP l'abbiamo intervistato!



D: Ciao Lucas, grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Credo di non offendere nessuno dicendo che tu sia il produttore italiano di film gay più importante, però sei quasi più celebrato all'estero: siamo un paese ancora troppo bigotto?
R: Non direi il più importante, semplicemente l'unico: la AllMaleStudio di Bologna ha infatti cessato le attività. All'estero ho raccolto diversi 'Oscar' a luci rosse – compreso quello alla carriera. Ho pubblicato libri, firmato interviste e copertine. Ma per la legislazione italiana, che non conosce la produzione di materiali 'osceni', sono soltanto un 'magnaccia'. Ricorda: in Italia, la prostituzione è legale, il favoreggiamento della prostituzione no.

D: Torniamo indietro nel tempo, quando decidi di andare via dall'Italia... Cosa frullava nella tua testa? Cosa cercavi? Perchè la California e chi ti ha accolto?
R: Ho lasciato l'Italia quando si producevano appena 120 film all'anno. Questo 23 anni fa. Oggi se ne producono un terzo: stentavo allora a definire la nostra un'industria cinematografica, figuriamoci oggi... Perché Hollywood? Perché qui l'industria dell'audiovisivo era florida, ricca di capitali, di talenti e di idee. Ho preso la mia seconda laurea in produzione cinematografica (al prestigioso American Film Institute), ho scritto per diverse testate italiane e internazionali di cultura cinematografica, ho prodotto tre lungometraggi di successo e, nel 1998, mi sono fiondato a tempo pieno nell'hard.
Ettore Tosi, ormai mano operativa sui set di Kazan

D: C'è tanto omaggio all'Italia nel tuo lavoro ma anche una grande attenzione alla qualità degli attori, delle ambientazioni... Un tuo pallino o una strategia?
R: L'Italia l'ho ri-scoperta girandovi i miei film: in particolare la Toscana, la Puglia, la Sicilia... Chiaro che la bellezza dei luoghi mi ha offerto una nicchia tutta mia nel mercato internazionale. Quanto all'attenzione per i canovacci e le ambientazioni, questo è il mio background, questo il mio DNA. Sono cresciuto al Teatro alla Scala, mi sono laureato in Storia e Critica del Cinema in Cattolica, ho studiato con i grandi della scenografia (Joseph Svoboda al Piccolo, Richard Sylbert all'American Film Insistute...).  Gli stereotipi e i pregiudizi sul porno – chi lo fa e chi vi appare - sono tantissimi. Ma la verità è che tanti dei miei colleghi non sono meno preparati. Anzi! George Duroy (BelAmi) si è laureato in produzione alla UCLA. Tom DeSimone in regia, sempre alla UCLA... E la lista è lunga... 

D: Cosa puoi dirci della collaborazione con un altro grande, Kristen Bjorn? Gli devi qualcosa? In che rapporti siete?
R: A Kristen debbo molto. L'esempio di un porno autoriale quando scoprii i suoi lavori alla fine degli anni ottanta. La disciplina del set e le tecniche di ripresa che mi ha pazientemente insegnato negli anni fecondi della nostra collaborazione. Kristen mi telefonò nel 1999, dopo aver visto "Hotel Italia" e mi propose di co-produrre un film all'anno per la sua casa di produzione (Sarava). A me i diritti per le versioni soft, a Kristen quelli per le versioni hard. Per Sarava vinsi nel 2001 il mio primo 'Oscar' a luci rosse per il Miglior Film Straniero ("Italian Style"). Sempre per Sarava ho firmato alcuni dei miei adattamenti operistici più personali: "A Sicilian Tale", ad esempio ("Cavalleria Rusticana") e "Under the Big Top" ("Pagliacci"). Oggi abbiamo smesso entrambi le grandi produzioni di allora. Entrambi abbiamo passato il testimone ai nostri collaboratori – Kristen a Stromboli, io a Ettore Tosi. Ma siamo rimasti ottimi amici, ci sentiamo spesso, ci palleggiamo idee e ipotesi di lavoro...


D: Lucas giovane e Lucas maturo: cos'è cambiato? Sogni, passioni, idee che si sono realizzate e altre che sono ancora nel cassetto...
R: I sogni rimangono tutti nel cassetto. Cominciai ai tempi d'oro del VHS e del DVD, con grandi ambizioni estetiche, drammaturgiche, finanziarie... Oggi, internet e la pirateria hanno messo in ginocchio l'industria dell'hard e tarpato le ali a un genere, quello pornografico, un tempo fecondo e avventuroso. Non si producono più film – ho smesso di dirigere nel 2010 con "Rough/Tender". Si producono scenette semi-amatoriali per il mercato online. Quasi tutte sotto il triste ombrello del reality.

D: La cosa che ti hanno fatto che ti ha shockato di più e quella più 'forte' che tu hai fatto?
R: Humanum nihil a me alienum puto... Se il porno mi ha insegnato qualcosa sono proprio i mille colori e le mille contraddizioni della sessualità. Desideri, tabù, fetish...  
Matteo Casnici: dalla comparsata al Grande Fratello

D: Qualche anno fa avete aperto le vostre produzioni ai fan che potevano partecipare alle riprese, come giudichi quell'esperienza? La rifarete? Mi inviterete? 
R: L'idea del PornLab (due giorni in un agriturismo toscano) nacque dalle tante lettere, e-mail, tweets che ci chiedevano e ci chiedono tuttora di aprire il set al pubblico. Se i set sono chiusi per ovvie ragioni di privacy, pensammo a un workshop di fotografia. Affittammo la location nella campagna pisana, scritturammo i modelli Jean Franko e Giuseppe Pardi, prendemmo accordi con la troupe e gli hotel della zona. Ma, almeno in Italia, il porno abita soltanto l'immaginario. Delle centinaia che ci avevano scritto, pochissimi si iscrissero al workshop/vacanza... una mezza dozzina. Peccato...
il mio sogno proibito: lo scultoreo Matthias Vannelli!

D: Qualche consiglio per chi vuole tentare una carriera nel settore?
R: Offriamo e chiediamo serietà. Putroppo il 45% dei candidati ci contatta quando sono arrapati e vivono ad occhi aperti la fantasia del porno. Ma si dileguano quando la fantasia diventa realtà, quando  si discutono impegni, date e biglietti aerei. L'altro 45% si propone senza avere i requisiti necessari: volto, fisico, attrezzo (di questi, noi chiediamo almeno due su tre). Vero che la 'bellezza' (maschile e no) è sempre soggettiva. Ma è anche vero che il nostro è un business – non un hobby, né una fantasia - che abbiamo una clientela (esigente) da soddisfare. Il restante 10 % di candidati idonei e sufficientemente motivati? Anche questi si perdono ahinoi per strada: chi non supera il primo test (vuoi per problemi di erezione o di fotogenia). Chi lo supera, ma poi cambia idea, si fidanza, trova un lavoro altrove... Quante volte abbiamo fatto viaggi a vuoto per provinare i tanti (troppi) candidati fantasma. Biglietti aerei e camere d'albergo a Napoli, Milano, Roma, Bari, Madrid, Barcellona... per ritrovarci infine con un pugno di sabbia in mano. In conclusione: il cellulare di Ettore Tosi, che si occupa dei casting italiani, non è un telefono erotico gratuito. Il suo tempo non è meno prezioso del tempo di chi ci legge. Il suo lavoro – in trasferta o nella sede catanese - non meno dignitoso... O faticoso... Chiedetevi: sono davvero deciso a fare il passo? Sono disposto a rimboccarmi le maniche? Sono cosciente delle conseguenze – nel bene e nel male? Un esempio tutto europeo: il francese Jordan Fox, che aggiorna quotidianamente il suo blog e le sue pagine Facebook/Twitter. Che si esibisce nei live show in tutta Europa. Che cura e promuove meticolosamente la sua immagine sulle testate glbt. Insomma, il porno può anche essere divertente, sfugge alla routine ed offre innumeri occasioni di incontro e di crescita. Ma solo se ci si lavora – e se ci si lavora sodo!
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