Uganda: essere gay è illegale. Viaggio nel paese più omofobo al mondo!

OMOFOBIA

Uganda essere gay è illegale

In Uganda l'omofobia è legge: il paese africano ha approvato un regolamento che rende illegale essere gay!


Pensate a questo: quando vi alzate la mattina potete essere di buono o cattivo umore, potete avere voglia o meno di andare al lavoro, ammesso ne abbiate uno... Ma in Occidente essere se stessi è una realtà che anno dopo anno si sta consolidando sempre più, anche se i problemi sono dietro l'angolo...


In alcune parti del mondo però, potresti essere ucciso o condannato semplicemente per quello che sei: in alcuni paesi africani, complice un radicalismo religioso che si mischia con la stregoneria, se sei gay ti bruciano vivo:

gay bruciati vivi


E magari costringono la tua famiglia ad assistere allo spettacolo... Oppure ti costringono a fare del sesso col tuo compagno in pubblico per poter essere deriso (o lapidato) dalla folla... Oppure ancora sul quotidiano nazionale pubblicano la tua foto con scritto sotto "ecco chi sono i perversi"... In altri casi ti sparano un colpo dietro la nuca... Se ti va bene ti imprigionano semplicemente...

A tal proposito, volevo segnalare un interessate reportage del Corriere: Vivere (nascosti) da gay in Uganda

Gay Uganda


«I gorilla di montagna sono più protetti di noi gay in Uganda». Mosha fa una risata forzata al telefono. Preferisce non muoversi: «Di questi tempi meglio non uscire». Edgar e Derrick invece arrivano sulla strada sterrata in boda-boda, i mototaxi ronzanti ed economici che avvolgono questa città alveare dove Google sta seminando i cavi della fibra ottica. Si conoscono. Sono gay. «Gli amici etero hanno preso le distanze: hanno paura. E anche noi non ci fidiamo: e se ci denunciano?». Una retrograda modernità: Edgar e Derrick studiano economia e informatica all’università, si scambiano messaggi su WhatsApp, però qui se li arrestano rischiano l’ergastolo.



E, poi, ancora:


Spedizioni punitive, tentati suicidi, sfratti forzati

Nomi finti, storie vere, maschere al volto per farsi fotografare. Come dieci anni fa, alla prima conferenza degli attivisti gay a Kampala, quando c’era chi aveva paura di uscire allo scoperto. Cos’è cambiato? «Che adesso ci guardiamo le spalle più di prima - dice Edgar -. A un mio amico è successo pochi giorni fa: hanno passato il suo nome ai giornali, i paparazzi l’hanno seguito, è uscita la foto a tutta pagina». Ecce gay. «È dovuto andar via di casa, è stato picchiato da una banda per la strada. Ce lo dicevano da un po’: “Se passa la legge, vedrete come finisce”». Il 20 febbraio è passata. Hassan Shire, direttore dell’organizzazione per i diritti umani «Defend Defenders», dal suo ufficio al primo piano della Human Rights House denuncia il rischio di «soffocamento delle libertà civili in Uganda»: si registrano almeno cinque casi di spedizioni punitive contro i gay, tentati suicidi, sfratti forzati. «Siamo underground» dicono Edgar e Derrick. Un milione di clandestini, secondo alcune stime. Divisi, nascosti nelle case. Non c’è qualche locale? «Ci sarebbe il Gloria, ma chi si fida adesso?». Una casa, due ragazzi mascherati.

E una ragazza, Diane, che ci mette la faccia e il cognome. Diane Sydney Bakurraira è un’attivista di «Smug», uno dei gruppi che si battono per i diritti degli omosessuali. È abituata a essere discriminata: a scuola l’hanno espulsa quando hanno scoperto le sue lettere d’amore a una ragazza. Alla FedEx l’hanno licenziata e il capo le ha spiegato: «Sorry, questione politica, se non lo faccio, cacciano me». Ma ora il gioco è più duro. Dopo che il presidente Museveni ha firmato la legge che prescrive per gli omosessuali il carcere a vita e invita gli ugandesi a denunciarli alle autorità, Diane e la sua compagna hanno deciso di smettere di vivere insieme: «L’altro giorno sono tornata a casa e ho trovato i vicini minacciosi davanti al mio cancello. Mi guardavano e pregavano Dio di allontanare i diavoli gay». È vero, dice Derrick, «qui non ci frustano come nel Nord della Nigeria. Dovremmo festeggiare?».

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